Di Carolina Napoli

Kim Bo-sung e suo marito, Park Myung-hyun, sono due musicisti indipendenti sud-coreani, specializzati in samullori (quartetto di tamburi e gong di ispirazione tradizionale), residenti ed impegnati in Europa con diverse collaborazioni internazionali.

Ho avuto il piacere di incontrarli nel marzo del 2011, in occasione di un workshop in Belgio, dal titolo “Stages de Janggo”, tenuto dai due percussionisti presso il centro culturale “Maison de la Création” di Brussel.

Lo scopo dell’ intervista è quello di indagare le modalità e i luoghi del loro lavoro.

Dove avete studiato musica in Corea, in quali generi vi siete specializzati e quali strumenti sapete suonare

            Bo-sung: Ho frequentato il corso di Arti sceniche tradizionali (Yeonhui) presso l’Accademia nazionale d’arte (Han’guk Yesul Chonghap Hakkyo). Lì ho studiato e appreso diversi tipi di pungmul (musica folklorica per tamburi e gong), danza tradizionale in maschera (talchum) e il corpus di musiche e danze sciamaniche (sinawi). Ho imparato a suonare janggo (tamburo a clessidra), kkwaenggwari (piccolo gong), buk (tamburo a barile), ching (grande gong), sogo (piccolo tamburo), danso (flauto dritto di bambù), kayagum (cetra), piri (oboe a canneggio cilindrico), taepyongso (oboe a canneggio conico) e tabla (coppia di tamburi indiani).

            Myung-hyun: Ho cominciato ad apprendere il pungmul quando frequentavo l’Università di Jinju (Jinju Saneob Daehakkyo), in uno dei dongari (club universitari), quindi, mi sono iscritto all’Università Mokwon (Mokwon Daehakkyo) per studiare  musica tradizionale e folklorica. Dopo essermi laureato lì, mi sono iscritto all’Accademia nazionale d’arte. So suonare tutti i tamburi e i gong coreani e conosco tutte le danze e gli strumenti del pungmul.

 Quando siete arrivati in Europa?

            Bo-sung: Io sono nata in Corea, ma sono emigrata in Germania quando avevo dieci mesi. Sono stata in Corea due volte prima di trasferirmi lì dopo il diploma di maturità. Sono rimasta in Corea fino al 1998, poi sono tornata in Germania per un anno, e poi di nuovo in Corea dal 1999 al 2004 per l’Accademia. Ora vivo stabilmente in Germania.

            Myung-hyun: 2007

Dove vivete adesso?

            Bo-sung, Myung-hyun: Viviamo a Berlino.

Da quando siete impegnati nei workshop di musica folklorica coreana?

            Bo-sung: Come insegnante dal 2004.

            Myung-hyun: Ho iniziato nel 1993 a Jinju, in Corea.

Quante persone avete generalmente alle vostre lezioni?

            Bo-sung: Il numero dei partecipanti è molto variabile. Dai tre ai quindici studenti per livello.

            Myung-hyun: Da una a dieci persone.

Dato che l’insegnamento si basa principalmente sull’insegnamento dei jangdan (cicli ritmici) e dei movimenti ad essi collegati, ed è rivolto a persone che possono non avere nessuna nozione di gugak (musica tradizionale coreana), potreste spiegare il vostro metodo d’insegnamento? Lavorate insieme o ognuno ha un suo specifico ruolo nel processo didattico?

            Bo-sung: Prima di ogni cosa, per me, è importante dare agli allievi l’idea di cosa sia lo hohup e che sensazione corporea ne scaturisca. Lo hohup è il movimento del corpo che asseconda ogni ciclo ritmico. Facendo questi movimenti gli studenti possono sentire nel proprio corpo il fluire dell’energia del ritmo che suonano. Non c’è un preciso schema matematico per i cicli ritmici, quindi l’energia scaturisce da ogni singolo accento, sia forte che debole. Ogni ritmo ha una numerazione, per esempio: 1, 2, 3, 4, 5, 6  o 10. Con i principianti inizio con l’insegnare il 3 o il 4 che sono facile da imparare, anche per chi non ha nessuna educazione musicale.

Quindi, per esempio, sono io a mostrare, all’inizio della lezione, come si esegue lo hohup di un ritmo contando “hana-dul-set” (uno, due, tre) e chiedendo ai partecipanti di suonare “kung – -” (kung: percussione della membrana sinistra del janggo con bacchetta di legno, – : hohup)  all’inizio di dei tre tempi.  Successivamente, faccio eseguire un ciclo composto da “kungkung” e poi “kung kung -”. Aumentando sempre di difficoltà, passo a “kung kung ddak” (ddak: percussione della membrana  destra del janggo con la bacchetta in bambù o a mano libera), poi “kung ddak ddak” e così via. Quindi, all’inizio, gli studenti suonano solo scandendo l’inzio dei tre tempi. Il passo successivo è quello di aggiungere altri colpi di tamburo entro i tre accenti principali; il ciclo ritmico diventa più complesso ma lo hohup rimane lo stesso dell’inzio.

Io e mio marito lavoriamo insieme o separati. Quando siamo insieme uno dei due è l’insegnante principale e l’altro l’assistente. I ruoli sono fissati a seconda delle esigenze della classe: se gli allievi hanno già avuto uno di noi due come docente principale in passato, allora, quello continuerà in quel ruolo; se sono dei principianti, bambini o persone che non parlano coreano, sono io a prendere il ruolo principale. Inoltre ognuno di noi ha delle specializzazioni, per cui, se la classe richiede quelle specialità, chi di noi due le conosce sarà quello a guidare tutti gli studenti.

            Myung-hyun: Nei cicli ritmici della musica che insegnamo, lo hohup è molto importante. Questo è il movimento del corpo che si accorda ai karak (accenti ritmici). Per produrre un qualsiasi suono, un battito o semplicemente dell’energia, in maniera forte e decisa, il corpo deve essere in armonia con il ritmo. Se riesci ad ottenere questo accordo, allora il movimento e il jangdan…“체득하게된다” (chetukhage duinda,“verranno automaticamente”). Lavoriamo in coppia ma ognuno ha diverse specializzazioni. Io, per esempio, mi occupo di seguire l’esecuzione dei jangdan e i relativi movimenti, Bo-sung è molto brava ad insegnare ai bambini, rendendo l’atmosfera giocosa e divertente.

Che lingua usate generalmente durante i workshop con i vostri allievi? Usate mai termini coreani anche se non è la lingua ufficiale del progetto?

            Bo-sung: Sia inglese che tedesco. Uso termini coreani anche quando non insegno nella mia lingua madre come, per esempio: hohup ( movimento del corpo), hana dul set (uno, due,tre), i nomi dei cicli ritmici e shijak (“inizio”).

            Myung-hyun: Utilizzo coreano, tedesco e inglese, in poche parole: jjambbong language (cocktail di lingue).

Avvicinarsi a nuove tradizioni musicali e nuovi (e diversi) strumenti non è mai facile, sia per i principianti che per i musicisti avanzati. Avete mai fatto caso a quali siano le difficoltà che, più comunemente, i vostri allievi riscontrano imparando nuove movenze e jangdan?

            Bo-sung: Sì, ho notato che hanno problemi di coordinazione tra mani e piedi, quando suonano, danzano e camminano contemporaneamente. Poi ci sono difficoltà molto comuni, come il modo di tenere le bacchette del tamburo e i problemi relativi alle tecniche esecutive.

            Myung-hyun: Le difficoltà sono individuali. In genere, quello che è difficile non è la difficoltà in sé, ma la paura di ciò che è nuovo.

Quando avete a che fare con musicisti avanzati, chiedete sempre loro di seguire voi e i ritmi da voi scelti, o lasciate mai che questi esplorino a proprio piacimento nuovi jangdan?

            Bo-sung: Quando insegno un ciclo ritmico chiedo ai miei allievi di seguirlo, ma ci sono anche quelli che posso subire variazioni o essere soggetti a libera interpretazione. Cerco di stimolare gli studenti a fare anche questo, ma ho avuto modo di vedere, molte volte, che hanno difficoltà ad eseguire variazioni e creare nuovi cicli ritmici. Penso che puoi farlo quando hai raggiunto uno livello avanzato o sei un musicista esperto, cioè quando conosci bene il contesto musicale e lo conosci profondamente, per cui sei capace di liberarti dagli schemi ritmici che hai imparato in passato.

            Myung-hyun: Li lascio esplorare nuovi ritmi, se ne sono capaci, ma ciò che è importante che  facciano bene è muoversi correttamente e seguire il ki un (“energia interna”).

Collaborate con altri musicisti? Se sì, lavorate solo con musicisti coreani o è irrilevante?

            Bo-sung: Sì, e la nazionalità è irrilevante.

            Myung-hyun: Quasi per niente. Non voglio collaborare con altri musicisti. Il solo modo in cui voglio suonare la mia musica, è quello in cui essa stessa viene al di fuori di me, in modo naturale, dopo che io ne abbia compreso profondamente l’essenza.

 

Quali sono i generi musicali che eseguite di solito?

Bo-sung: Samullori e musica improvvisata sulla base dei ritmi per gli strumenti che conosco.

Myung-hyun: Samullori e altra musica di stampo folklorico.

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Carolina Napoli nasce a Salerno nel 1985. Dopo la maturità classica, nel 2004 inizia a frequentare la Facoltà di Studi Orientali della “Sapienza” di Roma. I suoi studi sono focalizzati su lingua e cultura di Giappone e Corea. Conclude il percorso triennale con una tesi dal titolo Manhwa: la pittura folclorica coreana. Nel 2009 vince una borsa di studio della Korea Foundation e frequenta per un anno i corsi dell’università Sogang di Seoul. Durante questo periodo si appassiona alla musica tradizionale coreana (gugak) e ai rituali ad essa connessi. Decide, quindi, di apprendere i rudimenti di due strumenti: il flauto danso e il tamburo janggo; assiste a concerti e spettacoli e ricerca notizie e fonti storiche per la redazione della tesi specialistica. Al ritorno in Italia, viene selezionata per partecipare, nell’ottobre 2010, al primo Workshop internazionale di gugak, presso il Gugakwon (National Gugak Center) di Seoul. Si laurea, con lode, nel marzo del 2012 con una tesi dal titolo La tradizione musicale coreana nell’era della globalizzazione.