Di Stefano Locati È  stato intorno all’anno 2000 che in Occidente ci si è accorti dell’esistenza del cinema sud-coreano (di seguito semplicemente “coreano”). La consapevolezza si è diffusa improvvisamente: da un lato i festival (L’isola / Seom di Kim Ki-duk a Venezia; Chunhyang di Im Kwon-taek a Cannes), dall’altro il passaparola dei cinefili (Shiri / Swiri, di Kang Je-gyu;...